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Oggi è il 20/05/2019
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"Ogni evento sportivo può aprire vie nuove nel superamento di conflitti"

“Grazie” per il contributo che lo sport ha dato e continua a dare per “la centralità della persona, lo sviluppo armonico dell’uomo, la difesa della dignità umana”, principi-cardine della Carta Olimpica. La quale – ricorda il Pontefice – si pone come obiettivo “di contribuire alla costruzione di un mondo migliore, senza guerre e tensioni, educando i giovani attraverso lo sport praticato senza discriminazioni di alcun genere… in uno spirito di amicizia, solidarietà e lealtà”. “Nella nostra epoca lo sport è di casa nella Chiesa”, aggiunge poi il Vescovo di Roma. Ne è la prova l’incontro di oggi, in cui “festeggiamo insieme il vostro centenario, un anniversario importante per lo sport italiano”. Da cento anni, infatti, il CONI “promuove, organizza e guida lo sport in Italia non solo in funzione di quel grande avvenimento planetario che sono le Olimpiadi moderne, ma anche valorizzandone la dimensione popolare, sociale, educativa e culturale”. Perché ogni evento sportivo, soprattutto quello olimpico, “dove si confrontano rappresentanti di nazioni con storie, culture, tradizioni, fedi e valori diversi”, può diventare il “tramite di una forza ideale capace di aprire vie nuove, a volte insperate, nel superamento di conflitti causati dalla violazione dei diritti umani”, afferma il Santo Padre. Lo stesso motto olimpico - "Citius, altius, fortius" – la dice lunga in tal senso: esso, sottolinea il Papa, “non è un incitamento alla supremazia di una nazione sull’altra, di un popolo su un altro popolo, e nemmeno all’esclusione dei più deboli e dei meno tutelati”. Queste tre parole rappresentano anzi la sfida “a cui siamo chiamati tutti, non solo gli atleti”, di “assumere la fatica, il sacrificio, per raggiungere le mete importanti della vita, accettando i propri limiti senza lasciarsi bloccare da essi ma cercando di superarsi”. E in questa strada bisogna andare sempre ‘più veloce, più forte, più in alto”, appunto. Bergoglio incoraggia poi il lavoro educativo che il Comitato Olimpico Nazionale Italiano svolge nelle scuole, nel mondo del lavoro e della solidarietà, al fine di “favorire uno sport accessibile a tutti, attento ai più deboli e alla fasce più precarie della società”. È un’idea di sport, questa, che il Papa apprezza profondamente perché inclusiva “delle persone con diverse disabilità, degli stranieri, di chi vive nelle periferie e ha bisogno di spazi di incontro, socialità, condivisione e gioco”. Uno sport, dunque, “non finalizzato all’utile, ma allo sviluppo della persona umana, con stile di gratuità”. Tra i meriti del CONI va annoverato anche quello di aver accolto la figura del Cappellano Olimpico: “una presenza amica”, la definisce il Pontefice, “che vuole manifestare la vicinanza della Chiesa anche nello stimolare negli sportivi un forte senso di agonismo spirituale”. Prima di congedarsi, Francesco augura quindi ai presenti “ogni bene per il vostro servizio”. E subito aggiunge: “Auguri anche per la candidatura di Roma ad ospitare i Giochi Olimpici del 2024. Io non ci sarò! Il Signore benedica tutti voi e le vostre famiglie. Per favore non dimenticate di pregare per me. Buon Natale!”. Prima del discorso del Santo Padre, atleti e dirigenti del Coni avevano partecipato al mattino, sempre nella Basilica vaticana, alla Messa presieduta dal cardinale Gianfranco Ravasi. Nella sua omelia, il presidente del Pontificio Consiglio Cultura ha ricordato le caratteristiche di “purezza e innocenza” dello sport, che – ha detto – non devono essere inquinate o alterate da elementi fisici, chimici o materiali.

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